7.1.16

La rivoluzione alimentare



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Mentre mi dibatto tra le spire del drago divoratore di umani ribelli il suono irritante e salvifico della sveglia mi riporta nella quotidianità del risveglio. Sono stordito, impaurito. Mi divincolo dalle ultime spire del sonno mentre la luce dell’alba mi riporta ai doveri della vita. Comincio a pensare alle cose da fare, alle preoccupazioni senza soluzioni. Vorrei dormire ma l’insistenza dei miei pensieri non concede spazio all’oblio. Mi alzo per liberarmi dalla morsa della realtà che, con le sue assurde divagazioni, ha sostituito quella delle ombre. Metto la caffettiera sul fuoco, frugo nello scaffale e tiro fuori un pacco di biscotti con glassa e pezzettini di cioccolata. La vita comincia a prendere forma, la casa si anima di rumori.
Il caffè amaro manda via gli ultimi fumi del sonno. La tavola si riempie di confezioni colorate. Cereali, biscotti, yogurt, qualche merendina, quei panini morbidi imbustati uno per uno che piacciono tanto ai bambini specialmente con la marmellata di fragole. Il latte che si colora di cioccolato e il the verde per sedare i miei sensi di colpa salutistici. 
L’azione, inizialmente lenta e impastata, assume ritmi sempre più frenetici mano a mano che l’ora della scuola e del lavoro si avvicinano. Si esce di casa trafelati infilando il succo di frutta e la merendina nello zainetto per la scuola insieme a qualche spicciolo per il distributore automatico preso d’assalto nell’intervallo.
Finito il turbinio passo al bar per l’immancabile cappuccino e cornetto. A volte ci metto anche un cioccolatino per addolcirmi la giornata. Il rito del caffè, o del bar, si ripete più volte nell’arco della giornata. Una pizzetta al formaggio e prosciutto e una spremuta o un ACE per spezzare la mattinata. A pranzo mi mangio il solito piatto di pasta al bar sotto al lavoro. Qualche volta cerco di divagare con un’insalata rinforzata per assolvere il mio solito senso di colpa salutista. Non basta, la condisco con un paio di tramezzini. Se ho un pranzo di lavoro è tutto più semplice. Il rituale prevede un menu completo visto che si tratta di un incontro formale. Cerco di bilanciare le portate ricordando i consigli di quella rivista che ho letto dal dentista. Attenzione al glutine, ai fritti, alla coca cola, al cibo spazzatura (junk food), agli zuccheri e ai grassi animali. Mi martellano in testa le mille promesse di salute e longevità. La dieta organolettica, la paleo, la vegana, la crudista, la tisanoreica, la chetogenica, la 5:2, la lollipop e chi più ne ha più ne metta.
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Mentre ripasso le lodi intessute dagli autori delle diete sono arrivato al dolce dopo essere passato da quei meravigliosi spaghetti al dentice crudo e quell’arrosto al forno con castagne e pancetta che si scioglieva in bocca. Il tutto ovviamente annaffiato da un prosecco e un rosso di Montalcino. Normalmente non prendo il dolce e neanche l’ammazzacaffè ma si tratta di un pranzo di lavoro. La delizia di cioccolata col cuore nero, caldo e morbido mi fa impazzire le papille gustative in un orgasmo di sapori.
Il pomeriggio passa tra i fumi evaporati del grappino postprandiale e il pezzo di pizza delle cinque.
Torno stravolto dal lavoro, il traffico impazzito e i 50 minuti tondi a trovare parcheggio. Un profumo di sugo che borbotta mi avvolge dolcemente le narici. L'amatriciana di mia moglie è fantastica. “Ci ho messo un pezzo di guanciale che mi ha dato la Rita. Sai la moglie del fattore, quello dove siamo stati la scorsa domenica”. Gli involtini sono meravigliosi e i broccoli ripassati in padella una delizia. Approfitto pure dei torroncini rimasti da capodanno e del passito di Pantelleria che con i tozzetti è un mito.
Vado a letto contento e rifocillato per combattere la mia eterna lotta con il drago.


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Mi sveglio da un sonno profondo senza spire di drago, il sonno della fatica e del freddo. Il vapore congelato del mio respiro ha prodotto uno strato di ghiaccio sul lenzuolo rimboccato. Una montagna di coperte mi aiuta a combattere il gelo invernale che si infila in ogni spiffero. Il fuoco del camino è spento ma qualche tizzone ammicca ancora tra la cenere. Mi alzo al buio con difficoltà, stordito dal freddo e dal torcicollo. Mi sciacquo la faccia con l’acqua della brocca versata nel catino. Mi vesto, o meglio aggiungo altri abiti sulla maglia e i mutandoni di lana ruvida. Svuoto il vaso da notte e prendo il contenitore del latte munto la sera prima. Tolgo la panna in superficie e verso il latte nelle tazze. Ravvivo il fuoco nella cucina a legna e taglio il pane nero e duro. Se ci sono, ci spalmo sopra il burro e la marmellata o, in alternativa, spolvero il burro con lo zucchero. Metto a scaldare il bricco con l’acqua per il the o il caffè. La cucina si anima nella solita operosità del mattino. La colazione è frugale e poi dritti a scuola a piedi o in bicicletta. La maggior parte dei bambini si appresta invece a partire per i campi con il mulo insieme al padre, i fratelli grandi e magari con gli zii e i cugini. Ci si porta appresso il pranzo. Un tozzo di pane con un coccio di legumi e magari un pezzo di polenta o di formaggio. La frutta si trova nei campi oppure ci si porta quella secca. Si cammina molto, le macchine sono pochissime mentre
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abbondano muli, cavalli e biciclette. Si esce al mattino all’alba e si rientra al tramonto stanchi e doloranti. La minestra borbotta sul fuoco. Se va bene c’è anche un po di carne nel suo brodo che insaporisce i legumi e le verdure. Un pezzo di pecorino, la torta salata farcita con gli avanzi della domenica, il solito pane nero e a volte un po di pasta al forno e magari una bella torta al miele e limone.

Si va a letto con il buio. Si dorme profondamente il meritato sonno.

Facciamo ora due conticini e qualche considerazione. Diciamo che ho 40 anni, peso 70 kg e sono alto 180 cm. Facendo due conti grossolani mi accorgo che il primo giorno ho consumato circa 2200 kcal mentre ho ingerito oltre 2700 kcal.
Il secondo giorno ho consumato oltre 3000 kcal mentre ho ingerito tra le 2000 e le 2500 kcal.
Senza fare alcuna valutazione in termini di qualità e ricchezza di micronutrienti, sali e fibre, mi accorgo che il primo giorno ho ingerito 500 kcal in più del mio fabbisogno mentre il secondo 500 kcal in meno. 
Cio significa che il primo giorno tendevo ad ingrassare nel secondo a dimagrire. Se la mia situazione perdura in una delle due condizioni tenderò ad essere sovrappeso nel primo caso e sottopeso nel secondo caso. Si capisce perché nei primi del novecento (o oggi nei paesi poveri) tendevamo ad essere denutriti mentre ora tendiamo ad essere sovrappeso.
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Se il mio conteggio non vi convince perché arbitrario, considerate che la ricerca scientifica ha constatato che in un arco di tempo di soli 20 anni, da metà degli anni 70 e a metà degli anni 90, il consumo quotidiano di cibo è aumentato mediamente di 268 kcal per gli uomini e 143 kcal per le donne. Viceversa, l'energia consumata nell'attività quotidiana è rimasta mediamente la stessa. 
A questo si aggiungono gli enormi sviluppi dell’industria alimentare che ha selezionato specie più produttive e intensificato la sofisticazione dei prodotti per renderli più comodi, appetibili ed energetici. Purtroppo questo ha ridotto la qualità dei nutrienti innescando un meccanismo pernicioso che, oltre a favorire l’obesità, ha ridotto le caratteristiche naturalmente salutari del cibo e aumentato lo spreco. Poiché il consumatore indirizza le scelte del mercato è fondamentale incrementare la sensibilizzazione a un’abitudine alimentare consapevole che indirizzi la produzione verso un’alimentazione a misura d’uomo e della natura. Alla rivoluzione tecnologica del cibo è dunque ora di affiancare quella culturale.